venerdì 16 dicembre 2011

Cacca


Bèh... non trovo sintesi migliore per esprimere le sensazioni che mi pervadono di questi tempi.

Potrei mettermi a disquisire sulla tal cosa o sulla tal persona, ma di fatto mi passa la voglia prima ancora di iniziare; penso quindi che scriverò esattamente quello che mi passa per la testa, alcuni pensieri, con la speranza di riuscire a "stigmatizzare" una fase del nostro paese e della nostra vita che di fatto passerà alla storia.



-La costituzione recita: " l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro"; cambiamo la costituzione, la frase corretta è: "l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro degli altri"

-La Romana Chiesa Cattolica, strilla come un'aquila per il terrore di essere tassata, ma non ha nulla da ridire sullo "sdoganamento" del gioco d'azzardo, che in Italia sta rovinando milioni di famiglie (forse si accontentano della frase a fine pubblicità che recita: "giocate con moderazione"); Ratzy, visto sembra ti piacciano le scommesse: scommettiamo che quest'anno ti metti in tasca meno soldi con l'otto per mille? Comunque per recuperarli puoi sempre far mettere slot machines al posto dei confessionali... quando esce la combinazione giusta si vince una assoluzione plenaria

-Sulla economia siamo passati da Tremonti a Monti, e per ora l'unico taglio alla politica sono state le lettere del cognome del ministro incaricato.... tanto per cominciare si risparmia inchiostro no?

-Sviluppo..... ma cosa è lo sviluppo? Pare che, in linea con il passato governo, lo sviluppo sia cercare il modo di farci spendere più soldi nello shopping; ma se questo è sviluppo, allora propongo la riapertura dei bordelli, come politica di tutela e sviluppo della famiglia (magari con delle slot machines dentro, così la chiesa non ha niente da ridire)

-l'ICI è stata abolita, quindi hanno deciso di fare una che non si chiami più così ed ecco nascere l'IMU; poi aumenta l'IVA, l'IRAP, e così via, d'altronde non abbiamo via d'uscita: o togliamo la "I" di "Imposta" dal nome del nostro paese oppure non possiamo stupirci; propongo quindi un referendum per cambiare il nome da "Italia" a "Talia"anzi.. "Taglia"

-Pensioni: chi lavora in regola, costa più del doppio al suo datore di lavoro così i soldi pagati in più vengono usati per pagare la pensione a chi è già in pensione; quindi a noi la pensione la pagheranno quelli che inizieranno a lavorare quando noi andremo in pensione... con un rapido calcolo, se teniamo conto della crescente disoccupazione, della diminuzione delle nascite e del continuo aumento della età media e della età pensionabile, è probabile che andremo in pensione tra 50 anni circa, quando saremo novantenni, e a pagarcela, sotto forma di video giochi gratis, saranno dei robot

-la Comunità Europea è un carrozzone di paesi autonomi, con culture, tradizioni e politiche diverse, senza alcuna intenzione di rinunciare ognuno alla sua sovranità, uniti solo dalla adozione di una moneta creata dal nulla; eppure qualcuno si sta ancora chiedendo come mai l'Euro di questi tempi si stia indebolendo... A proposito di tagli, qualcuno mi sa dire perché non vengono mai citati i costi e la reale utilità dei nostri parlamentari europei?
Comunque esiste sempre una via d'uscita dai momenti difficili e l'ha indicata anche Monti sulla scia di Tre-Monti: gli euro-bond, cioè degli agenti segreti europei che vadano in inghilterra a scoprire perché è nella comunità europea a dettare legge, senza però avere adottato l'Euro (cioè l'unica cosa che rappresenta la comunità europea)

Siamo prossimi al santo natale, alla antichissima celebrazione della ripresa di innalzamento del tragitto solare sull'orizzonte e del progressivo allungamento del tempo di irraggiamento dopo il solstizio d'inverno... no.. scusate mi sono distratto... volevo dire: la nascita di un bambino in una mangiatoia da una madre vergine e un padre interdetto; dobbiamo quindi essere più buoni, più spirituali e preparati ad un nuovo inizio anche se, in cuor mio, più che nuovi inizi avrei proprio voglia di vedere la fine di tante cose...

Un abbraccio

lunedì 21 novembre 2011

7 miliardi

La popolazione mondiale censita (quindi un sotto-insieme della popolazione reale), ha raggiunto quota 7 miliardi: se ci prendessimo tutti per mano, tenendo le nostre mani a circa mezzo metro l'una dall'altra, potremmo creare una catena "u-mani" (nel senso di catena umana di mani) che fa quasi 87 volte il giro della terra all'equatore, insomma un gran bel salsiccione; eppure, a dispetto della imponente realtà dei fatti e dei numeri, la razza umana sembra condannata al tragicomico destino di sentirsi "sola".
Dunque: viviamo sempre e solo circondati da esseri della nostra specie, che condividono lo stesso destino e gli stessi grandi problemi, con le stesse paure, etc. insomma viviamo in un network pulsante sia reale che virtuale dove tutto è solo una sterminata comunità di nostri simili, eppure ci sentiamo soli...

La sensazione di crescente solitudine è palpabile ed il lavoro dei pubblicitari è sempre più arduo, in quanto il loro compito è cercare qualcosa in cui si riconoscano tutti o quasi, così da farli sentire finalmente circondati da esseri ancora più simili a loro, con ancora più cose in comune, insomma quasi dei cloni in cui ognuno può ritrovarsi, amarsi e odiarsi, fingendo però che a farlo sia un altro... ma come riuscire in questa impresa incredibile?

I poveri pubblicitari iniziarono creando l'immagine di un prototipo di essere umano che fosse in grado, per le sue speciali caratteristiche, di fungere da catalizzatore per gli altri; il mondo della "comunicazione" cominciò quindi a sfornare uomini e donne perfetti, bellissimi ed intelligenti al tempo stesso, sempre un con cocktail in mano eppure sobri, sempre a tavola ma perfettamente in linea, sempre a fare niente eppure ricchi sfondati, etc. con la speranza che il narcisismo ed il super-ego di ognuno di noi ci spingesse ad emulare prima e riconoscersi poi in loro; ma niente da fare, più questi super-uomini imperversavano su ogni mezzo di comunicazione, più la gente continuava a sentirsi sola ed incompresa.

Allora è iniziata l'era del grande fratello che ha segnato un passo "avanti" notevole: anche un brutto, imbecille, semi-analfabeta pseudo-primate forse poteva essere un catalizzatore di masse, non più  l'inarrivabile super-uomo di prima ma un sub-uomo alla portata di tutti, facile da raggiungere e superare, in grado di farci sentire migliori e stimolare in noi una specie di istinto paterno (o materno) di aggregante benevolenza; quindi via alla creazione del nuovo modello: brutti ma pieni di amanti, ubriachi anche se non hanno bevuto niente, in grado di pronunciare il loro nome senza smettere di ruttare ma pur sempre adorabili nella loro nuova immagine di umanità; ma...niente, ancora solitudine e amarezza pochi mesi dopo la fine della serie.

Finalmente la difficile sfida viene colta dai "social network" che sembrano aver trovato l'idea giusta: ma se nessun modello funziona, perché non facciamo della gente stessa un modello? Se lo fanno da soli, non dobbiamo pensare a niente e ci guadagniamo pure!
Geniale; ed ecco il web animarsi di milioni e milioni di persone sparse in migliaia di forum, chat e social networks che, avendo l'opportunità di disporre di un piccolo palcoscenico privato, lavorano alacremente alla costruzione del loro modello perfetto: se stessi... semi-analfabeti che scrivono poemi, impasticcati psico-labili che si atteggiano a profeti e maestri di vita, brutti che fanno i belli, belli che fanno i brutti, scemi che fanno... gli scemi, insomma il caos più totale ma anche la più grande soddisfazione e febbrile eccitazione; ed il trionfo è assicurato.

Il successo è arrivato al punto che il network già da tempo anticipa quello che accadrà sul mondo reale (e non viceversa) perché in grado di cogliere e dar voce agli stati d'animo, alle emozioni, ad ogni singolo pensiero, il tutto in tempo reale e con condivisione potenzialmente globale: prima condividiamo con gli amici del nostro gruppo virtuale, poi esaminiamo le reazioni, discutiamo, infine decidiamo se e come dar seguito alla cosa al di fuori del Network.

La mia impressione è che presto tutto ricomincerà da capo; quando il network avrà completamente soppiantato il mondo reale, ci accorgeremo che le persone non sono cambiate, che continuiamo a condividere lo stesso destino e gli stessi grandi problemi, che continuiamo ad avere le stesse paure, e ci accorgeremo che dietro le tastiere, gli avatar ed i pensieri da cartina di cioccolatino ci sono 7 miliardi di persone sole, perse in un mondo digitale.
Forse un giorno camminando per strada, con gli occhi fissi sulla tastierina del nostro cellulare per chattare con gli "amici" digitali, sbatteremo con la faccia contro un albero (perché la sua posizione non era ancora stata segnalata su google maps) e chi accorgeremo che gli odori, le sensazioni, le emozioni, non nascono dal network e nemmeno da noi stessi, ma dalle relazioni con il mondo che ci circonda, di cui facciamo parte e dentro cui viviamo e respiriamo ogni istante, quindi capiremo che solo vivendo davvero impareremo a vivere e allora, finalmente, non saremo più soli.

Un abbraccio

venerdì 14 ottobre 2011

Too big to fail

Letteralmente significa "troppo grande per fallire" e sembra essere il tema dominante sul tavolo dell'alta finanza.
Parliamo del concetto cardine a cui si aggrappano tutte le eccelse menti che lavorano alacremente per la costruzione del bene del mondo; a riprova di questo stiamo assistendo a continui appelli e manovre da parte degli stati e delle banche (dalla BCE in giù) sostanzialmente orientate alla ricapitalizzazione (per diventare più grandi e forti), la creazione di immensi fondi monetari "salva stati", "salva imprese", etc. per combattere le speculazioni di borsa e stabilizzare l'economia facendola crescere (perché ancora una volta le grandi dimensioni sono garanzia di successo).

Non può essere un principio banale, alla portata della mente semplice di un essere qualsiasi, qui si parla di altissimissima finanza (eh, porca paletta), roba come minimo da ricercatori post super-master post master post dottorato post specializzazione post laurea post scuole superiori! Per questo mi sono impegnato per andare a fondo, per tentare di capire e poter spiegare la cosa, pur conscio dei miei limiti e della possibilità di riuscire solo sfiorare la irraggiungibile purezza della verità; qui di seguito le mie conclusioni.

Il mondo della finanza pensa che l'economia globale sia come un gioco, un gioco che funge da modello e detta regole e strategie per poter avere successo e giungere alla vittoria; occorre quindi tentare di immaginare di quale gioco si tratti per capire cosa sta accadendo, prendendo spunto dal nome stesso del gioco (Too big to fail) e dai comportamenti che stanno tenendo i giocatori:

-può essere un gioco dove ha un ruolo anche la furbizia? Pare di no, comunque è marginale
-dove serve intelligenza? Eh.. decisamente no
-dove l'intuito o la creatività possono fare la differenza? Nemmeno per sogno
-dove efficienza ed efficacia sono in grado di garantire la vittoria? Ma non scherziamo
-forse allora serve anche fortuna? Strano, ma nemmeno questo
-agilità, forza? Totalmente inutili
solo ed esclusivamente le dimensioni possono garantire la vittoria, né più né meno...

Diventa davvero difficile individuare il modello finanziario-economico-globale di riferimento, in fondo anche per giocare a "strega comanda color", oppure a briscola o nascondino, qualcuno degli ingredienti sopra citati può essere determinante; quindi quale è il santo graal della economia, quale il modello segreto, il "monopolone globale" che domina il tavolo?

E' evidente, può essere solamente uno: "diventa il Re di Tonga"

In questo gioco, nato nel regno più ad Est del pianeta, chi è più ciccione, più grande, ha diritto ad essere eletto regnante e... basta (pare infatti che uno degli ultimi re fosse alto circa 1,90 e pesante più di 200 chili). Poco si sa da dove sia nato questo gioco/tradizione ancestrale adottato dalla finanza globale; alcune tracce si ritrovano in Giappone dove i lottatori di Sumo, osannati alla stregua di eroi, devono quasi interamente il loro successo alla prorompente "fisicità", altri indizi possono essere ricercati nel modo in cui viene spesso rappresentato il Buddha, rimandando ancora una volta ad una diretta correlazione tra giunoniche dimensioni e superiorità ed, infine (a proposito di "Giunone"), anche nella mitologia e poi la tradizione europea vi è chiara traccia di un legame profondo tra abbondanza fisica e "status" tanto che ogni statua, dipinto o altra rappresentazione, più il rappresentato era potente, più questa è ... grande.

Ecco quindi forse svelato il mistero del cetriolo globale (e qui abbraccio il caro Corrado Guzzanti): stiamo giocando a "diventa il re di Tonga"; alla fine dei giochi vincerà il più grosso e finalmente potrà governare un regno con pochissimi abitanti rimasti, un albero di banane e  un paio di noci di cocco...

Eppure la tradizione ci ricorda che un topolino può far spostare un elefante, la cronaca narra che lo stesso ultimo re di Tonga prima di morire si era messo a dieta, la storia della evoluzione ci mostra che le creature giganti si sono estinte, che Davide è riuscito a sconfiggere Golìa (non che per battere una caramella ci voglia granché, ma è pur sempre una vittoria), la scienza dice che un microscopico virus può sterminare tutti gli esseri viventi del mondo, la fisica dopo avere iniziato ad occuparsi di neutrONI e bosONI ora ha capito che è meglio studiare i NEUTRini (che pare vadano più veloci della luce, anche se non mi spiego allora come hanno fatto ad "osservarli"...); niente amici miei, niente... allora lasciatemi solo concludere con questa riflessione:

credo che esista un Dio/Uno e che sia immenso, ma non è l' "immensità" a renderlo Dio, piuttosto questa è conseguenza della sua presenza in ogni singola ed infinitesimamente piccola cosa; altrimenti, anche lui prenderebbe il raffreddore...

Un abbraccio